La resilienza delle felci

La resilienza delle felci

Mi capita spesso di trovare dei giardini in ombra una buona presenza di felci. Le felci in questione sono le classiche felci selvatiche (Athyrium). Prediligono terreni freschi, umidi e subacidi, è molto facile infatti trovarle nei nostri sottoboschi. In inverno la parte aerea si secca e la pianta va in quiescenza per poi ripartire in primavera.

Un po’ di notizie: esistono molte varietà di felci nel mondo, da molto piccole a molto grandi (arboree) che raggiungono anche qualche metro di altezza. La felce è una pianta antichissima, apparsa ancor prima delle piante per come le conosciamo. È priva di fiori, semi e frutti e si moltiplica per mezzo di spore che trovate nella parte inferiore delle fronde. Le spore si propagano con il vento ma anche tramite la corrente dei corsi d’acqua, è infatti una pianta molto frequente vicino a zone ricche di acqua.

Ma torniamo a noi; in alcuni casi il cliente mi chiede di rimuoverle, non si sa bene il motivo ma penso sia dovuto all’immaginario collettivo di giardino pulito e privo di erbacce. Purtroppo la nostra cara felce diventa cosi un “erbaccia” da estirpare. Cerco sempre di convincere il cliente del contrario, a volte mi riesce, a volte no. Ma non demordo: al più cerco di “salvare” la malcapitata togliendo il pane di terra per poi trasferirla in un altro giardino, o nel mio.

Le felci sono molto utilizzate nei giardini giapponesi. Con un tocco di eleganza e di leggerezza, il colore chiaro spicca dalla penombra, nel sottobosco del giardino.

Una felce da sola, vicina ad un sasso, è in grado di arredare una zona altrimenti priva di punti di interesse.

Semplicità: un sasso e una felce

In un giardino realizzato qualche anno fa una spora di felce si è incastrata in una crepa di un tufo alla base di un laghetto. Poco tempo dopo dalla crepa è nata una pianta completa. Il senso di rusticità di questa pianta ha espresso qui il suo massimo concetto.

La resilienza delle felci

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